Venerdì 05 febbraio 2022 c’è stata la quarta serata del festival di Sanremo. La serata delle cover. I cantanti in gara hanno scelto un successo del passato da cantare insieme o in duetto con un collega. Devo dire che, benchè mi fossi rirporposto die seguire tutto il festival quest’anno, quella sera ho fatto zapping, quindi non ho seguito integralmente lo show. Sono capitato su Raiuno, però, proprio durante l’esibizione dei Irama e Grignani, che cantavano un grande successo dello stesso Grignani. Una canzone che mi piace tantissimo e che riascolto volentieri (cantandoci sopra ovviamente) ogni volta che mi capita. La performance non è stata delle migliori. Sicuramente non all’altezza di un autore di primissimo livello nel panorama della musica italiana, e non all’altezza della ribalta su cui si è esibito. Mi è subito tornato alla mente il ricordo di un’altra esibizione di Grignani, forse di più di una ventina di anni fa, quando, sull’onda del successo delle sue canzoni, si esibiva sul palco di un Festivalbar. In playback. Scontroso con il pubblico e forse alterato dall’alcool. Allora non esistevano i social network e al massimo, rischiò una critica pesante sui giornali e qualche battuta tra amici al bar. Oggi no. Oggi esiste il “meme”, che ripropone all’infinito una situazione, anche solo un’espressione del viso rubata da un fotogramma, buffa o comunque imbarazzante. Così si sono scatenati i leoni da tastiera e il bersaglio di turno è stato il malcapitato Gianluca.  Questa shit storming contro Grignani, rivela una triste verità: siamo tutti pronti a scagliarci contro chi è il più vulnerabile del momento. E di volta in volta scegliamo il bersaglio di turno, sperando di non essere noi stessi. Non si pensa che la vittima che abbiamo scelto, magari ha vissuto o sta vivendo un travaglio interiore che solo lui conosce e che non merita il dileggio di perfetti sconosciuti. Penso che l’esibizione di Grignani, ha lasciato trasparire ancora una volta (ancora una volta!) la fragilità di un essere umano che, come tutti gli esseri umani, non si merita di essere attaccato a causa di quella fragilità. Una fragilità che non dipende da lui, che non l’ha richiesta e che si è sviluppata contro la sua volontà. Fragilità, scusate la ripetizione della parola, che è stata l’ispiratrice di alcune delle canzoni con il testo più profondo del cantautorato italiano. Ma vorrei proporre un’ulteriore considerazione. Oggi, oltre che nel tempo dei social network, viviamo anche nell’epoca dei talent, un tipo di show che, esaltando il protagonismo dei giudici anziché le performance dei concorrenti, ha provocato una falsa immedesimazione degli spettatori (in prevalenza giovanissimi) nel personaggio del giudice, appunto, piuttosto che nel ruolo di chi prova a mettersi in gioco sfidando, prima di tutto il resto, le proprie insicurezze. Ci mettiamo nel ruolo dei giudici e ne scimmiottiamo gli atteggiamenti e i tormentoni, perchè è più facile giudicare che essere giudicati. Perchè se siamo i giudici, quelli che indicano agli altri chi prendere in giro, siamo sicuri che il bersaglio non verrà disegnato sulle nostre schiene. È un atteggiamento che si assume senza la consapevolezza di quello che si sta facendo. Esempio: con i miei figli, a volte guardiamo “Masterchef “o “4 ristoranti” e la domenica, quando di solito si ha più tempo per preparare il pranzo e si cerca di riprodurre ricette più complesse, ci divertiamo anche a dare voti ai vari piatti. I voti sono sempre altissimi, ma i commenti rivelano il vero giudizio. Spesso implacabile. Nulla di male, pensavo. Sviluppano la loro personalità. L’ho sempre considerato un giochino simpatico e senza conseguenze. Ma mi sono dovuto ricredere. Alla cena di Natale a casa di mia sorella, mio figlio grande (cmq appena dodicenne) all’antipasto si è subito lanciato nel nostro giochino, commentando la portata e dandogli il voto che riteneva più opportuno accompagnato dal giudizio rivelatore. Li per li, ci sono rimasto di sasso. Poi, ripresomi, gli ho fatto notare che non è carino commentare e giudicare i piatti che ti sono offerti quando sei ospite in casa d’altri. Un po’ mi è dispiaciuto doverlo riprendere in un momento che lui considerava di gioco, perchè penso di avergli fatto perdere un po’ dell’ingenuità che ancora caratterizza la sua età. E che spero lo abbandoni il più tardi e nel modo meno traumatico possibile.  Ma, d’altro canto, se vedo che la persona della cui educazione sono responsabile sbaglia, penso che sia mio dovere farglielo notare. E penso che sia meglio se glielo faccio notare io invece di qualcun altro che potrebbe avere meno tatto ed essere meno comprensivo di me. Torniamo a fare i genitori e non gli amici dei nostri figli. Magari non serve. Ma magari si.

07 febbraio 2022

Alberto Aversano

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