Esistono orti sociali comunali, orti scolastici, orti in beni confiscati alla criminalità, ma non orti museali, o in siti culturali importanti e declinati secondo una diversa scala di ampiezza e di numero di visitatori. Questo significa che il luogo-sito archeologico ancora non ha attualizzato del tutto la potenzialità di diventare luogo del quotidiano, per un pubblico ampio e anche socialmente fragile. Chiediamo ad Antonio Pascale, Presidente del Circolo Legambiente Geofilos di Succivo, cosa ha incoraggiato la stesura del progetto HortiCultura.

COME NASCE L’IDEA DEGLI ORTI SOCIALI A SUCCIVO?

Dopo le positive esperienze di Legambiente nel resto d’Italia, a settembre 2010 inauguriamo “l’Ortaccio”: 18 orti sociali all’interno del Casale di Teverolaccio, destinati ad anziani pensionati di Succivo che, attraverso pratiche di agricoltura biologica, coltivano e producono specialità tipiche locali. Inizialmente, in verità, gli orti sono stati una necessità legata al bisogno di mettere ordine ed organizzare uno spazio che volevamo destinare alla didattica esplorativa e dell’esperienza. Presto sono divenuti il motore di un nuovo modo di educare il territorio al rispetto dell’ambiente: gli stessi anziani, infatti, collaborano alla realizzazione di laboratori didattici con le scuole tramandando alle nuove generazioni le pratiche agricole tradizionali. Oggi, questi luoghi sono i laboratori ideali per sperimentare nuovi approcci all’educazione ambientale e alla sostenibilità, per vivere un’esperienza diretta con l’ambiente, l’enogastronomia locale, le eccellenze dell’artigianato tradizionale, ma anche con la storia, l’arte e la cultura locale. Proprio in considerazione di tutto ciò ci siamo chiesti: perché non sperimentare questo tipo di rigenerazione anche in altri siti culturali?

COSA UNISCE L’AGRICOLTURA AI BENI CULTURALI?
Nel corso di questi 10 anni abbiamo sperimentato e documentato quanto abbia influito sul nostro territorio la rigenerazione di un bene paesaggistico dal valore culturale: tutto intorno si è adeguato alla bellezza del posto e si avverte la crescita di sensibilità verso i temi ambientali e culturali. Sempre più scuole frequentano i nostri laboratori all’aperto e con semplicità, abbiamo dato vita ad un circolo virtuoso che porta i visitatori degli orti anche al Museo Archeologico Atellano, completando una visita certamente ricca e culturalmente intensa. L’esperienza diretta con la natura porta inevitabilmente l’apprendimento di nuovi contenuti che, se integrati ad altri elementi quali la storia, l’arte e la bellezza, creano nuove conoscenze che arricchiscono il bagaglio culturale di ciascun visitatore.

BAMBINI E NONNI INSIEME: UN BINOMIO VINCENTE

Lo scambio intergenerazionale è un paradigma dal valore inestimabile. I bambini riconoscono l’importanza dei messaggi provenienti dai “nonni” ed insieme cominceranno a percepire come proprie le aree archeologiche e storico-artistiche, contribuendo in prima persona – ad esempio in occasioni specifiche come le domeniche gratuite al museo – ad accompagnare visitatori locali e turisti a fruire degli orti. I bambini apprenderanno dai “nonni” i segreti della buona coltivazione e, allo stesso tempo, li avvicineranno al mondo dell’informatica. Infatti, con l’azione “Orto digitale” si vuole avvicinare ulteriormente l’obiettivo della riappropriazione degli spazi poiché, in forma ludica, promuoverà le attività anche a vantaggio del turismo scolastico locale e internazionale. Il gioco verrà costruito insieme ai bambini e sarà ancorato ai tempi dell’orto, la semina, la cura, la raccolta e, infine, descriverà la preparazione delle ricette da parte di genitori e nonni.

DOVE NASCE L’IDEA DI HORTICULTURA?

HortiCultura nasce dall’esperienza sociale, educativa ed ecologica abbiamo sviluppato in più di quindici anni nel Casale di Teverolaccio: un bene comune recuperato alla fruibilità collettiva, proprio grazie al coinvolgimento congiunto delle scuole, degli anziani e con attività di impresa sociale sostenibile. Con HortiCultura, dunque, intendiamo favorire il rinnovamento di spazi pubblici anche attraverso un insieme di eventi avvicineranno le famiglie al patrimonio artistico e culturale della propria regione capitale culturale. Vogliamo accrescere il senso di appartenenza al luogo in cui si vive ed innescare un processo virtuoso che va dalla difesa alla promozione del sito culturale.

QUALI SONO GLI ESITI ATTESI DAL PROGETTO?

Mi auguro che il progetto HortiCultura rafforzi la comunità educante con interventi diversi e complementari, poiché coinvolgerà attivamente nelle dinamiche educative i siti culturali. Spero che incoraggi la partecipazione attiva dei cittadini alla Cultura: i siti culturali diventano la sede di una sperimentazione sul medio e lungo periodo, destinata a modificare, anche fisicamente, gli spazi, generando un afflusso nuovo e costante di cittadini di ogni età che risiedono nei contesti urbani prossimi, ma talvolta impermeabili alla presenza di un patrimonio culturale inestimabile. In questo senso, HortiCultura eliminerà un confine tra sito e città, tra cultura e popolazione. In poco tempo, fornirà nuovi spazi e nuovi contenuti per una frequentazione costante dei luoghi archeologici, attualizzando così un’opportunità educativa presente da secoli ma raramente colta a pieno. Ci auguriamo di iniziare un viaggio che ci farà incontrare lungo la strada bellezza, conoscenze, competenze, riti e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, includendo anche la storia e la condivisione del cibo.

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