“Organizzazione delle Reti – bambini nelle reti sociali e istituzionali”. Questo il tema del workshop che si è realizzato il 31 gennaio on line. L’appuntamento è inserito in un ciclo di incontri che hanno l’obiettivo di attivare la comunità educante nei territori in cui si sviluppa HortiCultura.

Sono intervenuti:

Roberto Annibale Malinconico, psicologo e psicoterapeuta, autore di saggi sul tema della cura dell’infanzia
Floriana Raviale, assistente sociale del Comune di Piedimonte Matese (CE)
Ilaria Boccagna, psicologa esperta di temi familiari e di valorizzazione della differenza di genere.

La rete a confronto

Hanno partecipato gli insegnanti degli Istituti scolastici partner, distribuiti tra Pompei, Orta di Atella, Marcianise e Santa Maria Capua Vetere. Ed anche gli operatori che, da aprile 2020 – nonostante le restrizioni imposte dal Covid – sono riusciti ad implementare Horticultura, coinvolgendo a oggi più di 200 bambini.

Nuove risposte per nuovi bisogni

Le riflessioni che sono emerse hanno evidenziato la necessità di apportare innovazione sociale in molte prassi radicate in tema di cura dell’infanzia e dell’adolescenza. Le agenzie educative che intervengono sul target dei giovanissimi sono molteplici, ma non sempre riescono a produrre una risposta integrata e tempestiva. Vincoli organizzativi e gestionali, oltre a risorse finanziarie sempre più esigue, condizionano negativamente la capacità di realizzare una rete territoriale. Quello che occorre invece è saper fare di più con meno: accorciare i tempi di reazione, condividere le informazioni, sviluppare piani di intervento individualizzati e multidimensionali.

La prassi degli orti didattici museali

Horticultura prova a favorire, intorno alla prassi degli orti didattici museali, la nascita di reti istituzionali e operative dedicate alle politiche per i bambini. Lo fa mobilitando il Terzo Settore, i Servizi sociosanitari, la Scuola, ma anche introducendo un nuovo soggetto: i Beni Culturali. La mission istituzionale della valorizzazione, propria dei musei e dei siti archeologici, può infatti essere declinata nella direzione del contrasto alla povertà educativa minorile. E l’orto museale didattico diventa uno spazio – reale e simbolico – intorno al quale si possono costruire nuove reti dedicate alla giovanissime generazioni. (Ivan Esposito)

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